Videoludo ergo sum
Un post che avevo in testa di scrivere da un po’ di tempo, ma non mi decidevo mai a farlo. Bene ora è giunto il momento. La tesi di fondo è semplice: i giochi d'oggigiorno sono troppo facili.
Sarebbe stupido ammettere il contrario. Le motivazioni sono molteplici, ma le più importanti sono sostanzialmente due:
1- la giovinezza del mezzo videoludico e le scarse nozioni e competenze nel campo del game design rendevano i giochi antichi dei veri ossi duri
2- ragioni di mercato
Concentrandoci maggiormente sul secondo aspetto, direi che ormai il mezzo videoludico può contare su un bacino d'utenza allargato. Milioni di giocatori in tutto il mondo e non solo i cari e buoni hardcore gamers d'antan. Ovviamente per permettere a tutti (anche ai Panariello della situazione, che fanno vendere tante Wii) di giocare, si è dovuto puntare alla riduzione del fattore “challenge”.
Se dovessi stare a calcolare la quantità di giochi che riesco a finire mediamente all'anno e dovessi confrontarla con quelli che portavo a compimento quindici anni fa, direi che la prima cifra supera la seconda di molto. Senza tener conto che prima potevo dedicare più tempo al mio passatempo preferito. Altri fattori che fanno aumentare questo numero sono senza dubbio i sistemi di salvataggio (password prima, cartucce dopo, e memorie dedicate ora) e un game design che evolvendosi e diventando più maturo, si è tarato più sulla semplicità che sulla frustrazione (dal trial & error ai sistemi di difficoltà che si adattano alle skill del giocatore come in God of War per esempio).
C'è comunque chi ha fatto della difficoltà estrema la propria arma e non ha perso le buone abitudini creando un franchise che negli anni ha fatto proseliti e si è creata milioni di fan. Sto parlando di Ninja Gaiden (il primo mio impulso è stato quello di comprare la Ps3 solo per giocare alla versione Sigma, poi per fortuna ho recuperato la versione black e l’ho mesa nel tray della fida 360...).
Proprio per assaporare un pezzo di storia ho riesumato un nes e ci ho schiaffato dentro la sua bella cartuccia di Shadow Warrior (versione americana dell 89). A parte la nostalgia che ti assale e l'iniziale shock di rivedere certe immagini sull'lcd attuale (mi sa che lo riattacco al mivar 14” che è molto meglio. Una retroconsole va utilizzata con un televisore catodico, se scrauso ancora meglio...) devo dire che il gioco prende sempre e una buona oretta e mezza se ne è volata via cos’, d'amblè.
Era difficile. Dannatamente difficile. Ma anche stramaledettamente coinvolgente, in una continua lotta con la soglia della frustrazione che si riconfigurava con l'avanzare dell'esperienza acquisita.
Era, se non erro, uno dei primi titoli ad avere una trama “cinematografica”. Lunghe sequenze di intermezzo(per l'epoca ovviamente, nulla a che vedere coi vari Metal Gear), ben caratterizzate visti i mezzi e soprattutto coinvolgenti. Robe che ti rendevano fiero di possedere un 8bit Nintendo.
Devo dire che, nonostante si trovino in giro speedrun di poco meno di 20 minuti per portare a termine il gioco, mi sono incagliato inesorabilmente alla quinta – dannata – missione. Che dire, sarà per la prossima sessione di gioco, ad ogni modo i ninja, non sono roba da casual gamer.